Sarebbe stato alcolista, cioè qualcuno che ha una malattia socialmente riconosciuta. Si compiangono gli alcolisti, li si cura, hanno una considerazione medica, umana. Mentre nessuno pensa a compiangere le persone intelligenti: “Osserva i comportamenti umani, questo deve fare di lui uno molto infelice”, “Mia nipote è intelligente, ma è molto ammodo. Vuole uscirne”, “A un certo momento, ho avuto paura che tu diventassi intelligente”. […] Ma no, l’intelligenza è un male duplice: fa soffrire e nessuno pensa di considerarla una malattia